MEMORANDUM
Pensieri Acrobatici
Acrobatic Thought
(in italian only)
In una forma moderna, l'antica tradizione delle comari di paese che leggevano nei fondi di caffè alla ricerca della verità, o forse per un semplice conforto ai misteri indissolubili dell'esistenza. / In ancient times old italian women used to read truth in coffee cup remains, as an act of homebound divination. On this page I try to do the same but in a modern form.

MEMO

Dicembre 2012
<Chi ostenta avversione al male é proprio colui che ne subisce maggiormente il fascino.>

Marzo 2011
<Il meraviglioso doppio fondo tecnologico, la sua capacità d'agire d'improvviso contro l'evoluzione, d'accendere un faro a ritroso nel cammino umano dell'opera oscura e soggiogante civile.>

Dicembre 2010
<Al mondo non ci sono buoni e cattivi, ma solo cattivi e mercé dei cattivi. Siate fuori dal mondo e allora sarete buoni davvero.>

Novembre 2010
<Ogni razionalista è razzista, perché definisce contorni, tira le fila, erge le sue barricate mentali, costruisce le sue tristi prigioni dell'anima.>

<Per fare il bene degli altri bisogna prima di tutto conoscerlo.>

<Come può dirsi con amara allegria ciò che è tristemente vero, posso anche io affermare che questo è un mondo che ha oramai ben poco a che vedere con i semplici e puri come noi, tanto si bea dei suoi meschini e tetri opportunismi - e poi dimentica la differenza tra l'utile e il conveniente, il bello e il fascinoso, l'abile e il manipolatore!

Agosto 2009
<Amore e libertà oltre al limite lo stesso.>

Settembre 2008
<Tra critica e innovazione, sedimento e scarto delle vecchie idee si trova il segreto d'un equilibrato accrescimento culturale - è in effetti una dieta sottile e pressoché sconosciuta. L'esaltazione della libera circolazione delle idee non corrisponde affatto al vero ideale naturale da seguire: sarebbe, talvolta, nutrire di linfa le vene, d'acqua le orecchie.>

<Web 2.0, ovvero il patetico tentativo di limitare la comunicazione al comprensibile, definire lo standard non a partire dalle eccezioni (le immagini), ma dalle regole (le parole).
E quando mai é stato così? Di sicuro vi sarà già capitato di sorridere leggendo una didascalia.>

<L'illusione del "procedere" comincia dall'atto stesso del cammino, che a onor del vero non è mai senza fatica.
La suddetta illusione si fonda sull'idea di poter "habere sine tollere", sulla squallida pantomima de "l'uomo creatore" che pian pianino si muove dalla sfera materiale a quella incorporea, informazionale.
La tecnocrazia è, in questo senso, assurda egomania, nuova religione che se pur in abito trasparente e lucente come un grattacielo deve anch'essa nascondere la verità, produrre esaltazione spettacolare e verticale che sacrifichi la partecipazione naturale d'orizzonte, vorrebbe perdurare "l'uomo a miserabile tutto sè stesso" in erezione architettonica o, come diceva orribilmente Schopenhauer: "misura di tutte le cose".
Perciò l'oggetto acquisito perde valore, perduto lo guadagna.
Perciò il demolito crea ricchezza, il costruito la annienta.>

Luglio 2008
<"Progresso" è semper corrigere ciò che si fa: allora tutto sembra necessario, muove frenetico nel segno del controllo. In realtà poco è probabile, spesso colto immaturo e indefinito, lì, "davanti" ai nostri occhi.>

Aprile 2008
<Siamo appena passati, senza rendercene conto, dall'epoca del "falso ideologico" a quella del "vero strumento" sì che si possa, ancor meglio che stordire di dolci illusioni, mortificare con la verità.>

Gennaio 2008
<Non è così difficile che ci possano apparire fantasmi, mostri o forme curiose: l'occhio è fatto per immaginare e dedurre forme solite appellandosi alla memoria del nostro ricco e lunghissimo passato, fisso indelebile sulla retina umana. Un rapido sguardo può sì talvolta generar terrore puro, perché lascia troppo spazio alla fantasia ed essa femmina in quel frangente s'aggancia subito a forme remote, lontane dalla coscienza, viste chissà da chi, chissà quando, chissà in quale luogo siamo finiti un giorno ad esplorare.>

Ottobre 2007
<In un certo senso, l'ottimista secolarizza mentre il pessimista è portato alla partecipazione "moderna": se si ha fiducia nelle proprie doti si esegue silenziosamente e all'improvviso. Chi dubita sempre invece afferma, comunica, s'agita diffidente attorno al vero senza mai volerlo incontrare di persona.>

Agosto 2007
(V). <Non è un idea un'affermazione che si basi su dati di fatto. L'idea è più simile a una negazione o a un assurdo perchè creatrice e devastatrice della realtà.>

(IV, eng.) <The eye follows but the brain compares.>

(III, eng.). <Unlike humans, machines start to count from 0, probably because they are ... no one.>

(II). <L'immunità: impunità o indifferenza? L'essere assorbe ogni manifestazione e ne diviene consapevole, non già in grado di anteporre difese ma semplicemente rendendosi e rendendo coscienti. Ogni reazione che scivola sul piano della ragione può apparire come informazione, potenza d'una o dell'altra parte, quando tuttavia è soltanto un corso, l'intimo scambio d'impressione oltre l'espressione formale, una sorta di "dialogo senza voci".>

(I). <Cultura e pensiero sono in opposizione nel nostro tempo.>

Luglio 2007
(II). <Homo Habilis, il gran ricettivo che "arriva" ad un risultato plausibile, passivo e analista nell'intimo eppur violento e gretto imitatore di ciò che sta intorno. Egli nasconde gli affanni e prodigioso indossa l'abito del genio ignorandone i sacrifici, occultandone il merito naturale, arraffando tutto ciò che non appartiene alla "persona". Veste addirittura nelle pelli degli altri animali per credersi adatto alla situazione. E poi tutto sempre di sua sponte, tutto da sé, come sarebbe possibile per la sua mente?
Ma d'esso non possiamo scandalizzarci perché esattamente così facciamo anche noi nell'atto di vivere assieme a lui, ché il significato appartiene soltanto al sogno, all'unità mai raggiunta da uno sguardo che per costituzione divide, osserva, prescrive e assapora sempre d'un certo spazio dalla verità e dai propri simili: inutile giudicarlo sicché mangiare, amare, conoscere, lavorare sulla terra sono tutte "appropriazioni indebite", obbligate in cicli giganteschi e sistemi elaboratissimi di cui spesso non abbiam nemmeno coscienza e quindi, per noi, non sarebbe ladra di luce persino una foglia al sole?>

(I). <Colui che s'ostini a considerare "il Bene" l'unica strada per la felicità non può conoscere tutta la verità: nei freddi bivacchi del Nord l'uomo ha collezionato una seconda via che non dimentica facilmente. Egli non l'ha imparata con placida calma sacerdotale bensì nella fretta guerriera di rimaner vivo a tutti i costi, non con la paziente meditazione al circolo del perfetto ma nel mezzo d'un sanguinoso trauma per una natura ostile e ben meno generosa di grazie e consigli come ad altre latitudini. E' la dura filosofia del fato, che tornerà più volte al centro del mondo in flussi e riflussi storici. Quella filosofia che, oggi, consiglierei praticare solo ai coraggiosi o agli incoscienti, coloro che d'istinto odiano prudenze e ragionamenti e che vivono prevalentemente di giganteschi sentimenti e preziosissimi entusiasmi.>

Giugno 2007
<(II). <La "macchina perfetta" sarebbe quella che non interrompe affatto il flusso di coscienza. Tale artefatto non è reale né realizzabile e ogni ordigno è noto proprio per avere invece una pur minima caratteristica frenante che lo rende "possibile" e "utile", compresa la scrittura, il linguaggio e perfino il pensiero. In tal modalità ci si accorge della pochezza del mito tecnico, che possiamo incarnare ironicamente con la ricerca del "moto perpetuo". Anziché penarvi come dei romantici o dargli troppo interesse come i razionalisti, dovremmo rallegrarci di non "essere" il nostro cervello o i suoi modesti prodotti, e star tranquilli che se lo fossimo saremmo già (orribile immagine) nell'assenza di desideri, nell'inauspicabile regno dell'assurdo statico, del "privo di senso". Eppur talora compare e ricompare nell'uomo l'oscuro diletto: di questo "esatto congegno" un misterioso sogno infantile rivela i contorni vaghi e curiosi, così da prendersi gioco di noi durante il cammino nel mondo.>

(I). <La malattia degli artisti: il perfezionismo e la cura ossessiva dei particolari. Essi san bene però che proprio da quella scaturisce presto o tardi il senso magico dell'insieme!>

Maggio 2007
(V). <Quando l'approccio supera il metodo... ecco la risoluzione fantastica!>

(IV). <Più s'è liberi men s'è importanti.>

(III). <Perché "Blank-Media"? Perché la storia dell'arte è soprattutto storia dei "supporti": con essi è veicolata e da essi subisce diversi vincoli e influssi: dai fogli di papiro ai cubetti olografici la comunicazione culturale continuerà a soffrire la discontinuità e frammentarietà del ricordo. La vera arte preferisce nascondersi nelle pieghe del tempo, nei momenti che dominano sugli altri, inaspettatamente, imprevedibilmente, fuggiasca dal potere, dal pensiero e dal linguaggio.>

(II). <Le presunzioni "Io sono" e "Io ho" come sciocco paradigma dell'uomo che ignora i fenomeni, considerando solamente gli eventi. Ne è la riprova la bassa considerazione riservata dalle accademie al concetto d'uso e d'usura, generalmente in un capitoletto a parte. Lo sfruttamento e il concetto di qualità possono svilupparsi sol se misurati nel tempo quando all'istante anche un nonnulla preziosissimo può apparire.>

(I). <Sovente si spaccia fortuna per abilità o destrezza. Il gioco a carte scoperte disvela ogni trucco e pone i contendenti al pari regolativo: impone loro l'accostarsi sgomento agli oggetti del caso e il rimaner puri, privi di strategie.>

Aprile 2007
<(IV). <Giù nelle profondità della mente nascondiamo una geografia simbolica, il "giardino delle parole". La cacciata dall'Eden altro non è che la presa di coscienza dell'uomo, il quale riaccede solo in sogno a questo misterioso paradiso cerebrale. E' come ci riferissimo al mito della foresta sacra, ma considerando gli spiriti come le nostre "definizioni".>

(III). <Il vero "dovere" è concedere alle fioriture spontanee, aggiunte malferme al libro dell'esistenza, più che tenére rectum un percorso senza significhe deviazioni. Sì che il significato è spesso apposto a quello comune, debole per la natura sua che si ritrova sempre distante dall'ovvio e dal centro delle cose viste terrene. Succede proprio agli autori, tesi agli atti migliori quando equilibrano e compendiano vicende originariamente diverse, convenzionalmente lontane, oppure se si mettono ad errare semplici felici nei loro deliri, mentre l'uomo fedele è costretto a "corrigere", aberrare ed aborrire, bisticciar continuamente col pensiero per star lì alla sua traiettoria prefissa, far cose brutte per mantener bello lui a sufficienza degli altri. Allora saran meglio le vite che le opere mostruose!>

(II). <Il dovere e la fiducia vanno a braccetto in società, ma litigano in privato.>

(I). <In fin dei conti è un risultato accettabile.>

Marzo 2007
(VII). <L'arte: quella perigliosa pratica che avvicina le persone alla verità cercando in tutte le maniere di farla intendere per una finzione.>

(VI). <Mai disertare e isolarsi nell'auto-referenzialità. E' proprio nel tempio che deve consumarsi la sconfitta del culto, proprio nella piazza l'affermazione del singolo sulla comunità. Il coraggioso ribaltamento del senso è lo strumento che sana ogni falso equilibrio, quando siamo capaci di vincere la vergogna e recuperare con forza ciò che davvero preme al nostro essere, quando siamo ancora lì, col sorriso tirato, a gustare l'aria fina controvento.>

(V). <Le "comunità assistite" sono il nuovo inganno per il cibernauta: con questa metodologia si epura il moto spontaneo dal concetto d'aggregazione e si formano invisibili linee guida preconfezionate, i futuri "partiti politici virtuali".>

(IV). <Si configura per la prima volta il rifiuto dell'arte perché l'uomo comprende quell'attività tra le abiette e secolari pratiche di sfruttamento, al caso delle idee.
C'è effettivamente un modo d'arte corrotto dal vizio, che sfrutta la vita, oggi la criogenizza nel contenitore del linguaggio filmico, musicale e letterario. All'origine è il viandante cantastorie che oscilla tra paesi e strappa racconti agli ubriachi, ai delusi e agli eroi - così da rimediare due bicchieri alla prossima osteria, trasformando testimonianze e vissuti in musica o in poesia.
Man mano che il mondo rattrappisce nell'inurbamento si atrofizzano i muscoli dell'avventura, le storie si fan più tristi e tutte uguali ed egli diventa sempre più noioso, cinico e sporco nel riportarle in versi.>

(III). <Il <No dark sarcasm in the classroom> dei Pink Floyd non è grido di libertà come sarebbe comodo supporre. Dietro la maschera dell'emancipazione c'è proprio la fredda, scura constatazione anglosassone, l'accettazione sconsolata dei propri limiti e la rinuncia agli ideali in nome dell'inutile, tronfia sopravvivenza: è la notte insonne nel ricovero che spinge alle critiche distruttive e genera un'immagine terribile del mondo, la notte insonne di chi non è più stanco delle proprie fatiche alla sana luce del sole. L'eterno fuoco notturno sostituisce l'alternanza dell'illuminazione naturale, la fantasia accesa dalle ombre proiettate sulla parete della grotta comprime e deprime in simboli sterili tutte le nostre aspettative, distraendo dall'errare terreno per le foreste e forzando lo sviluppo umano verso la posizione eretta e il fermo dominio del territorio. L'uomo come gnomone, metro architettante in fissa dimora e misura di tutte le cose, non più particella in navigazione avventurosa e incerta. L'illusione dello sguardo oltre le fronde e fin su per il misterioso cielo stellato. La vista che cresce a dismisura e ottunde l'olfatto, la tecnica che s'affina demoniaca e umilia la forza bruta. L'uomo che si fa alieno, padrone e nemico di se stesso e la natura che pur lo continua ad ignorare.>

(II). <L'idea di <motore di ricerca> offusca il prezioso mito del nomadismo e non è altro che un maligno supporto al pigro uomo moderno, incapace ormai di compiere un solo passo da se.>

(I). <Man mano che si produce si muore. Lo scrittore assieme alla sostanza di un romanzo consegna anche uno stile identificabile, una firma più profonda di quella in calce alle sue opere che si viene a cristallizzare libro dopo libro, racconto dopo racconto, intervista dopo intervista. Questa strana somma non è esculsiva dei grandi artisti ma in diverse misure patrimonio nascosto d'ogni uomo: perciò dagli altri viene compresa in tempi spesso assai più dilatati di quelli utili a conoscerci ed apprezzarci in vita eppur fornisce alla coscienza collettiva un'onda lunga di sopravvivenza, invisibile e potentissima.>

Febbraio 2007
(VII). <La torre di Babele è simbolo dell'odio sciocco e cieco di chi non sa più ricordare: nel racconto di vecchi saggi smemorati le razze, null'altro che una conseguenza delle migrazioni, diventano rumore, fastidio, pretesto per le guerre col diverso organizzato. L'uomo civile scopre così la contraddizione in termini del linguaggio: esso è sì strumento d'accellerazione prospettica ma anche il freno vitale originario poiché codice di potere, trasformatore doppio, ambiguo conveniente. Imparare una nuova lingua oggi significa anche riappropriarsi di un brandello del mito primigenio, compiere maldestramente alcuni passi all'indietro per assorbire una mentalità e confrontarla con quella che già possediamo agile dalla nascita. I migliori uomini sono gli etnologi e i linguisti o semplicemente coloro i quali sanno recuperare una favola onesta. Mai disprezzare le culture sconosciute e nemmeno quelle a noi avverse. Casomai la trappola sarà presto nella modalità delle riunificazioni: se esse verranno realizzate in armonia d'intento ciò segnerà un cammino positivo oltre il limite del piano terrestre e impedirà che un'unica voce sovrasti dispotica su tutte le altre, impedirà che si formi un'immagine errata della nostra localissima storia. Ma così come è impossibile cancellare le cronache e la letteratura dei secoli scorsi, allo stesso modo abbiamo già lanciato alcuni indelebili segnali via radar e fortunatamente intrisi ancora dello spirito libero, vivo e infantile di mezzo secolo fa. A guardarlo bene, il linguaggio si tradisce sempre da solo. A saperla scorgere, la salvezza è sempre nel passato e sempre in un gesto che abbiamo già compiuto, spesso inconsapevolmente, magari con l'innocenza di un bambino. Siamo già salvi dall'oblio e lo siam sempre stati che, in fondo, esso è un mostro esistente solo nelle nostre deboli menti.>

(VI). <Nell'imbarazzo dell'uomo alle prese col suo passato c'è tutto il grande mistero del ridicolo: un sentimento che serpeggia profondo attraverso le nostre vite e che riaffiora pericoloso quando esageriamo nel prossimo dimenticare. Diversamente l'uomo troppo serioso è tradito sempre. Diventa zimbello, casus belli, manipolatore e manipolato nella sorridente, scimmiesca società degli uomini.>

(V). <Se il suicidio è l'estremo egoismo, farsi gli affari propri è un modo per morire un pò ogni giorno.>

(IV). <Certe persone vivono ancora in un medioevo ideologico, quando la violenza fisica aveva un peso sostanziale sulla creazione o lo scioglimento di processi e rapporti.>

(III). <Il presente è come un leone che agguanta la sua preda: il futuro. Il carpe diem di Orazio è meglio da intendersi quindi letteralmente: non l'opportunismo delle scelte ma l'atto famelico del divorare le aspettative umane anche al costo di smentirle.>

(II). <Il maschile compie numerosissimi e minutissimi errori, il femminile quelli rari e più macroscopici. Perciò il perdono reciproco compare su piani completamente diversi.>

(I). "Agli allocchi dell'intelligenza artificiale direi semplicemente: <Quante volte vi è capitato di dover spegnere e riaccendere una macchina perché sta dando letteralmente i numeri?>. Il concetto di verità rimarrà sempre avulso da qualsiasi matematica, poiché piuttosto padre e figlio d'ogni regola."

Dicembre 2006
(II). <La regola moderna è: <Tutti devono sapere>. Ma quanti possono capire?>

(I). <La musica elettronica ha cambiato veramente poco della sensibilità umana, ma evidenzia meglio di qualsiasi altra forma d'arte che a far da padrone, nelle nostre vite, è una riflessione sul tempo.>

Novembre 2006
(III). <L'improvvisazione è il genere musicale anti-storico per eccellenza: in essa si nega ogni riferimento mnemonico, ogni lezione ed ogni ripetizione stilistica. Tutto fluisce o si dipana in pura opposizione al tempo, misurandolo ad ogni istante in modo nuovo.>

(II). <Definire l'assurdo è un controsenso sospetto.>

(I). <L'incubo della popolarità è nell'appiattimento e nel livellamento dei desideri - non saremmo più speciali per nessuno.>

Ottobre 2006
(VII). <Ammirazione o invidia son egualmente condizioni base per essere uno spettatore.
Egli tuttavia non celebra alcuna sostanza d'opera di cui non sia già in possesso, ne saluta piuttosto l'ennesima traduzione dall'assoluto.>

(VI). <Non esistono abitudini senza convivenze.>

(V). <Ogni tecnica è un condensato ideologico.>

(IV). <Riconoscere il bello non significa saperlo produrre.>

(III). <Trasformiamo le nostre insicurezze in pretese d'onestà altrui.>

(II). <Tutte le donne sembrano stupide ma non lo sono.>

(I). <Se l'abitudine uccide, cerchiam sempre nuove strade.>

Settembre 2006
(II). "Son le cose che accadono ad entusiasmarci, non certo quelle che possiamo prefigurare."

(I). "Col credito economico aumenta il debito morale."

Agosto 2006
(IV). "La paura d'esser perfetti guida diritto verso gli errori."

(III). "L'inferiorità dell'estetica rispetto all'etica è dimostrata dal fatto che ci si può ben abituare alle cose mal fatte, molto meno a quelle sbagliate."

(II). "L'ennesima contraddizione: <Credi ancora nelle parole?>"

(I). <Rendere pubblico - comunicare - è la grande strategia umana per aggirare i conflitti: con essa i deboli evitano di essere strumentalizzati dai più forti costringendoli alla novità, al cambio della guardia.>

Luglio 2006
<Non si cresce da se stessi, bensì con gli errori del prossimo.> - oppure -
<Solo dagli stupidi si può imparare qualcosa.>

Giugno 2006
<Il successo rende antipatici.>

Maggio 2005
<Il pubblico ricerca più l'esternazione che la rivelazione, ma quest'ultima ricorda meglio.>

Aprile 2005
<Toccando la verità, esplodono attorno mille contraddizioni.>

Febbraio 2005
<La comprensione è dolorosa all’apice del significato.>

Gennaio 2005
<Dietro ogni romantico c’è un grande cinico.>

Agosto 2004
<L’interesse è pur succube del desiderio.>

Luglio 2004
<Chi non ha morale non ha stile, chi non ha stile non ha sostanza.>

Giugno 2004
<Quando s'ama si supera se stessi, ed è odioso dimenticarsi.>

Maggio 2004
<In gioventù ci si guardi dai pensieri troppo estremi, in vecchiaia da quelli assai relativi.>

Novembre 2003
<Colui che sta a una donna come amico è spesso consigliere fraudolento.>

Last update: Saturday, December 15, 2012 at 10:44 PM.